In breve: ospitare a pagamento a casa propria si può fare, ma non esiste ancora una legge nazionale che dica con precisione come. Le regole cambiano secondo quanto spesso lo fai e secondo il tuo Comune. Qui trovi il quadro, spiegato in modo semplice, e cosa ti consigliamo di fare prima di pubblicare il tuo annuncio.
1. Una legge specifica non c’è
In Italia l’home restaurant non ha una legge dedicata. Una proposta è stata approvata dalla Camera nel 2017 ma non è mai diventata legge. Per questo oggi ci si muove tra pareri dei Ministeri, regolamenti comunali e sentenze, che non dicono tutti la stessa cosa.
2. Le due letture che esistono
- La lettura più severa. Il Ministero dello Sviluppo Economico (risoluzioni del 2015 e del 2017) considera l’home restaurant un’attività di somministrazione di alimenti e bevande: per esercitarla servirebbe quindi una SCIA al Comune, con i relativi requisiti. Diversi Comuni e alcuni tribunali amministrativi seguono questa impostazione.
- La lettura più aperta. Un parere del Ministero dell’Interno del 2019 ha ritenuto che, quando l’attività è svolta in modo occasionale, in un’abitazione privata e per ospiti determinati, non sia un pubblico esercizio.
Cosa significa per te: la parola che conta è “occasionale”, e l’ultima parola spetta al tuo Comune.
3. Occasionale o abituale: la differenza che cambia tutto
- Occasionale vuol dire qualche cena ogni tanto, senza organizzazione stabile. In questo caso i compensi si dichiarano di norma tra i “redditi diversi” nella dichiarazione dei redditi, senza partita IVA.
- Abituale vuol dire farlo con regolarità: per esempio pranzi tutti i giorni, più turni a settimana, vendita per asporto. In questo caso sei a tutti gli effetti un’attività: servono partita IVA e le pratiche previste (SCIA, registrazione sanitaria come impresa alimentare, anche domestica).
Attenzione a un equivoco diffuso: non esiste una soglia di 5.000 euro sotto la quale “va tutto bene”. Quella cifra compariva nella proposta di legge mai approvata e riguarda, in altri ambiti, i contributi previdenziali. Per il fisco conta se l’attività è abituale, non quanto incassi.
4. Igiene e sicurezza degli alimenti
Chi prepara cibo per altri deve garantire che sia sicuro, sempre. In concreto:
- cucina e attrezzature pulite, mani lavate, alimenti conservati alla giusta temperatura, crudo e cotto separati;
- ingredienti di provenienza certa e non scaduti;
- informazioni chiare sugli allergeni a chi te le chiede: è la cosa più importante per la salute dei tuoi ospiti.
Se la tua attività è abituale si applicano per intero le regole europee sull’igiene degli alimenti (registrazione presso l’ASL e autocontrollo HACCP).
5. Cosa fa HostAndCook
- Gestisce prenotazioni e pagamenti in modo tracciabile, tramite un operatore di servizi di pagamento autorizzato.
- Come tutte le piattaforme online, comunica ogni anno all’Agenzia delle Entrate i compensi percepiti dagli Host (normativa europea DAC7). Niente di cui preoccuparsi se dichiari ciò che incassi: semplicemente, i dati sono trasparenti.
- Non verifica al posto tuo permessi e requisiti: la responsabilità di essere in regola resta dell’Host.
6. Cosa ti consigliamo di fare prima di iniziare
- Chiedi al tuo Comune (sportello SUAP) come inquadra l’home restaurant sul suo territorio e se richiede una comunicazione o una SCIA.
- Parla con un commercialista di come dichiarare i compensi nel tuo caso.
- Valuta un’assicurazione di responsabilità civile che copra gli ospiti in casa.
- Parti con poche date, cura l’igiene e sii trasparente su menu e allergeni.
Questa pagina ha scopo informativo, non è una consulenza legale o fiscale e non può sostituirla. Le regole possono cambiare e variano da Comune a Comune.